Settima su oltre 60mila candidati. Un risultato che colloca la veronese Francesca Maria Aldegheri tra i migliori del «semestre filtro» a Medicina. La studentessa, 19 anni, di Caldiero, ha conquistato uno dei primi posti della graduatoria nazionale al termine di una selezione particolarmente competitiva, oltre che controversa. Il piazzamento le garantisce l’accesso alla facoltà di Medicina di Verona, dove ha seguito le lezioni del percorso introduttivo e dove ha scelto di frequentare anche il corso di laurea vero e proprio.
«Una grande soddisfazione che ripaga l’impegno di questi mesi. Mi aspettavo di superare le prove, ma non avrei mai immaginato di arrivare così in alto in graduatoria», racconta la giovane.
Francesca si è diplomata lo scorso giugno al liceo scientifico Copernico di San Michele con 100 e lode. Ha superato al primo tentativo tutte e tre le prove – Chimica, Fisica e Biologia – che hanno sostituito il vecchio test d’accesso a Medicina, una selezione che ha messo in difficoltà molti dei suoi colleghi. «Sono appassionata fin da piccola a tutto ciò che riguarda la scienza», spiega. «Aver frequentato un buon liceo scientifico mi ha sicuramente aiutata a costruire basi solide e a raggiungere questo traguardo, anche se è stato un periodo di studio intenso».
Il semestre filtro «non è stata una passeggiata», chiarisce Francesca, confermando le difficoltà segnalate da molti studenti. «È stata fondamentale la preparazione costruita negli anni del liceo, perché le settimane a disposizione per studiare sono state poche», conferma la giovane. «Se questa modalità di accesso dovesse essere confermata, l’organizzazione dovrebbe migliorare. Così com’è, è complicato riuscire a gestire tutto senza basi solide fin dall’inizio».
Fra l’altro, il nuovo sistema non ha eliminato il numero chiuso, ma ha semplicemente spostato in avanti il momento della selezione. «Ritengo che il numero chiuso sia comunque necessario per garantire una formazione di qualità, perché le risorse non sono sufficienti ad accogliere tutti gli studenti che vorrebbero accedere al corso. Data la carenza di medici, sarebbe comunque utile aumentare la disponibilità delle borse di specializzazione», osserva.
Lei ha già un’idea per il futuro. «Mi interessa molto l’ambito dell’oncologia e la ricerca in questo settore, ma sto valutando anche la pediatria. So però che avrò modo, nel corso degli studi, di conoscere e approfondire altri ambiti». La scelta dell’università, racconta, non è stata semplice. «Sono stata a lungo indecisa tra matematica, ingegneria biomedica e Medicina. In quarta superiore avevo anche sostenuto il test per Ingegneria biomedica a Padova. Ero stata ammessa, ma alla fine ho rinunciato al posto per tentare l’accesso a Medicina. Pensando al mio futuro professionale, mi piacerebbe molto di più diventare medico che ingegnere. Inoltre, uno zio, medico militare, mi ha trasmesso il fascino per questo mondo».
A chi non ce l’ha fatta, «direi di non scoraggiarsi», conclude la ragazza. «Sono tante le persone che non entrano al primo tentativo e che poi diventano ottimi medici. Si possono perdere anni anche lungo il percorso, davanti al sogno di una vita non bisogna arrendersi ma rimboccarsi le maniche e riprovarci».
di Laura Perina
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